L'AMBIENTE E L'ENERGIA

Oramai sono trascorsi un bel po’ di anni da quando un presidente della Repubblica Federale del Brasile lanciò un messaggio altamente provocatorio, che rimbalzò su tutti i continenti, ma che probabilmente non sempre e non da tutti venne colto nella sua reale importanza.
Il messaggio era rivolto agli Stati Uniti, parente ricco e “proprietario” dei destini del continente americano, con una perfida strumentalizzazione della dottrina Monroe, e, in parole povere ed approssimative, pregava gli Stati Uniti di cedere al Brasile i loro rifiuti.
La provocazione fece scalpore, ma ora, a distanza di alcuni decenni, vale la pena di riattualizzare tale provocatoria richiesta.
C’erano due mondi a confronto: da un lato il Brasile, allora così vicino al terzo mondo, portavoce di tutte le istanze dei Paesi economicamente arretrati; dall’altro gli Stati Uniti, paese simbolo della ricchezza e dello spreco. Sì, lo spreco in tutti i sensi: gli Stati Uniti si erano trovati in una posizione predominante, grazie ad una forte industria, alle crisi post-belliche dei Paesi concorrenti, ed all’arretratezza economica di Paesi potenzialmente pericolosi concorrenti. In Brasile si moriva di fame, mentre gli Stati Uniti si permettevano sprechi ed inquinamenti colpevolmente e pericolosamente ingigantiti.
Non è importante fare processi sul perché si sia potuto diffondere l’uso indiscriminato di disinfettanti e pesticidi; sul perché non venissero effettuati ricerche e controlli sull’impiego di prodotti ad alto rischio ambientale, come i “vecchi” gas Freon, oggi banditi; sul perché venissero costruite case ed uffici in cui venivano sprecate enormi quantità d’energia, vuoi per le “allegre” tecniche costruttive, vuoi per la consuetudine di gestirsi con salti di temperatura incredibilmente elevati, sia in estate che in inverno. Gli sprechi c’erano, e tanti: a farne le spese erano i paesi economicamente più arretrati, cui erano fissate tariffe sotto la fame, pur di mantenere al livello più basso possibile costi di materie prime e risorse energetiche.
Chi ha raggiunto i cinquant’anni può essere testimone, anche in Italia, pedissequa imitatrice, di abitazioni surriscaldate in inverno con finestre aperte per consentire la sopravvivenza, così come di ambienti pubblici portati a temperature così basse in estate da costringere a proteggersi!
Quello che è veramente importante oggi è prendere atto di una realtà che, a causa dell’aumento della popolazione in generale, dell’aumento della popolazione in particolare che pretende giustamente di accedere a condizioni di vita decenti, dei conseguenti aumenti dei costi energetici con la contemporanea inevitabile riduzione delle riserve energetiche convenzionali; ci costringe a fare i conti della spesa.
Tutti, anche i ricchi abitanti degli Stati Uniti.

NEL VIVO DEL PROBLEMA

E’ inutile ripetere che le riserve d’energia vanno assottigliandosi; che i gas ad effetto serra producono dei danni irreparabili; che la popolazione è in continuo aumento; che grandi Paesi, come Cina, India, Brasile, hanno superato le barriere imposte dai G7 e pretendono di partecipare al banchetto dell’energia e di sporcare il pianeta a piacimento; e via dicendo.   
Riassumendo banalmente e senza giri di parole, se vogliamo rinviare il disastro, dobbiamo cercare di:

  • contenere i consumi d’energia
  • privilegiare le fonti rinnovabili a bassa o nulla emissione di gas ad effetto serra, perché non si riducano le riserve, contenendo invece l’inquinamento
  • privilegiare le fonti alternative a bassa o nulla emissione di gas ad effetto serra, per ridurre l’inquinamento

Questo ci avvicinerebbe alla “sostenibilità”, ovvero eviterebbe l’insostenibile peggioramento delle condizioni ambientali.
Tante le soluzioni proposte; poche le soluzioni accettabili. Molte proposte infatti non tengono abbastanza in conto l’inquinamento ambientale, ricorrendo, come nel caso delle biomasse, ad incredibili equilibrismi concettuali volti a celare improponibili abusi di terreno agricolo produttivo!
Altre proposte, come l’eolica e la fotovoltaica, saranno realmente convenienti solo quando si potrà disporre di sistemi d’accumulo d’energia capaci, economici e sicuri.
Altre proposte sono utilmente percorribili solo nel caso in cui i consumi siano ampi e continui, volti alla produzione contemporanea d’acqua calda e fredda.
Una soluzione che sempre più si propone intelligente e conveniente, è quella che utilizza impianti geotermici nelle sue varie accezioni e specializzazioni, dal free-cooling, al riscaldamento, al condizionamento, alla produzione contemporanea di fluidi caldi e freddi. Sempre più conveniente e convincente, man mano che le ricerche e le applicazioni si sviluppano.

GLI IMPIANTI GEOTERMICI

Per Impianto Geotermico si intende un sistema in grado di sfruttare l' Energia Geotermica immagazzinata nel sottosuolo a pochi metri di profondità. Questa energia è originata essenzialmente dal calore prodotto dai decadimenti nucleari naturali che avvengono nel nucleo della terra, che raggiunge gli strati superficiali.

Si parla di bassa entalpia quando l'energia geotermica è a temperatura inferiore ai 90° C, dove per entalpia si intende la misura della quantità di energia libera in un sistema termodinamico caratterizzato da una trasformazione a pressione ed entropia costanti.

La geotermia a bassa entalpia viene utilizzata per la produzione diretta di calore, raffrescamento ed acqua sanitaria. L'energia scambiata con il sottosuolo attraverso degli scambiatori, viene integrata da pompe di calore che, attraverso cicli termodinamici inversi, sottraggono calore a fluidi più freddi per cederlo ad ambienti più caldi.

Si è entrati finalmente nella filosofia dell’utilizzazione dei tanto trascurati scampoli d’energia; ritagli che fino a qualche anno fa venivano ridicolizzati; ma che oggi, coscienti delle necessità e povertà incombenti, siamo costretti a prendere in considerazione, a valorizzare ed a forzare per gli impieghi correnti.

La nostra azienda, oltre che realizzare impianti secondo gli standard esistenti, sta conducendo una serie di ricerche sull’argomento, con il supporto tecnico-scientifico dell’Università Kore di Enna. Entro pochi mesi saranno raccolti e pubblicati i relativi dati e risultati, che preannunziano sviluppi oltremodo interessanti e proficui.